DA RIO A BANGKOK

DA RIO A BANGKOK

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Qualche giorno fa ho partecipato ad una cena con un gruppo di persone. Durante la conversazione l’argomento si è fermato su una comune conoscenza in procinto di partire per il Brasile con il preciso intento di praticare turismo sessuale. Alcuni dei commensali uomini hanno ammesso, con una certa soddisfazione, di aver già fatto quell’esperienza in passato. Mi è venuto spontaneo chiedere loro quale fosse la motivazione che li spingeva ad andare così lontano per fare del sesso a pagamento, e per quale ragione non preferissero avere qui delle storie o avventure di sesso con ragazze consenzienti. Mi sono state fornite plurime giustificazioni che riporto di seguito:

  • Qui le ragazze se la tirano e si interessano a te solo se sei pieno di soldi;
  • Qui le ragazze non sono a colpo sicuro: rischi di investire soldi e tempo per aperitivi, cene e altri svaghi e finire, comunque, la serata in bianco;
  • In Brasile, ma anche in Thailandia, le ragazze sono sessualmente libere.

Sono rimasta ad ascoltare in silenzio e, solo alla fine, mi sono permessa di fare questa considerazione: “Nel caso in cui tu incontrassi una ragazza che ti piace, che ti piace tanto, e con la quale vorresti avere una relazione, forse, al posto tuo, eviterei di dirle che hai praticato turismo sessuale.” Da uno dei commensali mi è stato risposto, in modo molto brutale e risentito, che se una ragazza non accetta certi suoi trascorsi, significa che non è la ragazza per lui. Avrei voluto rispondergli che forse era lui a non essere il ragazzo per lei ma, trattandosi di una cena conviviale, ho preferito non replicare ed evitare di imbastire una polemica. Eppure, a me, le parole di quest’uomo hanno profondamente colpita (oso dire segnata) e, nei giorni a seguire, sono andata on line per rivedere i documentari di Silvestro Montanaro (giornalista ed autore di diverse trasmissioni tra cui C’era una volta) sui luoghi del turismo sessuale: il Brasile e la Thailandia appunto, ma anche l’Europa dell’Est. Mi sono chiesta se quell’uomo avesse mai visto quei filmati e cosa abbia provato, o proverebbe, guardandoli. Si renderebbe finalmente conto che le ragazze brasiliane, come quelle thailandesi, e come tutte le ragazze nate in paesi sottosviluppati, non sono persone libere di scegliere? Capirebbe che quello che lui vive, in un maldestro tentativo di auto giustificazione, come libertà sessuale, non è altro che mancanza di un’alternativa? Ammetterebbe che per quelle ragazze, l’unico sistema per sopravvivere e, spesso, mantenere anche la famiglia di origine, è prostituirsi e che non farlo significa condannare se stesse ad una morte fatta di fame e di stenti? Io non so se gli uomini che frequentano prostitute si rendano conto che cosa significhi, per una donna non libera, cedere il proprio corpo in cambio di denaro: è come acconsentire a subire uno stupro dietro pagamento. Le ragazze brasiliane, quelle thailandesi, e tutte le ragazze povere, non sono sessualmente libere: sono ragazze piegate e ricattate dalla miseria; una ragazza economicamente indipendente ed istruita può decidere di essere sessualmente libera, perché lei può  scegliere quando e con chi avere un rapporto, lei può scegliere di dire si oppure no.

Mi chiedo: perché un uomo prova piacere nell’avere un rapporto sessuale con una donna che non lo ha scelto e che, se potesse, probabilmente non lo sceglierebbe mai? Perché un uomo decide di comprare una donna e di usarla (quando non abusarne) come se fosse un oggetto? La paura di un rifiuto? L’incapacità di mettersi in gioco? Oppure perché è soltanto più semplice e molto poco impegnativo dal punto di vista emotivo e temporale?

Non è mia intenzione esprimere un giudizio su questi uomini: ognuno di noi è il risultato di esperienze di vita, di educazione ricevuta, di valori trasmessi, di condizionamenti esterni; a volte anche di pressioni psicologiche quando non maltrattamenti. Vorrei, però, che questi uomini fossero più sinceri con loro stessi e più consapevoli: sinceri, ammettendo che in Brasile, ed in Thailandia, ed in tanti altri luoghi del pianeta, le ragazze non sono sessualmente libere ma miseramente costrette; sinceri, ammettendo di comprarle per usarle, alla stregua di un qualunque altro oggetto; consapevoli, riconoscendo di sfruttarle, perché condizionate da uno stato di bisogno. Ed infine coscienti che l’interesse di queste ragazze nei loro confronti è pura finzione che nasce dalla miseria.

Queste ragazze non sono Dafne. Queste ragazze non possono scegliere. Ma, potendo farlo, sceglierebbero questo tipo di uomini?

6 Comments

  1. Irma Panova Maino said:

    Hai mai sentito la risposta: “Perché la mia è diversa, la mia mi ama”… Secondo me è in questa frase che si racchiude il perverso meccanismo che porta molti uomini (e anche tantissime donne) a recarsi all’estero pensando che una diversa cultura significhi anche un diverso approccio affettivo. Cercano sesso sì, ma poi cadono come pere cotte alle prime moine, arrivando, appunto, a concludere che si tratta di “amore”. La realtà, purtroppo, è che il ragazzo o la ragazza che si presta a fare da “accompagnatore”, direbbe qualsiasi cosa per di farsi pagare una cena e un bonus per la un’eventuale prestazione e sono così avvezzi a mentire che ormai credono alle loro stesse parole. Peccato che cinque minuti dopo sono pronti a ripeterle a qualcun altro. Girando il mondo ne ho viste tante di presunte coppie costruite su questo miraggio… e ogni volta, per tutti,la risposta era: “La mia è diversa…”

    giugno 22, 2016
  2. Cassandra said:

    Credo che il turismo sessuale sia una bieca e perversa forma di narcisismo: non a caso l’autrice di questo articolo ci presenta il tema come argomento di una cena fra conoscenti. Per quale motivo narrare queste avventure? Un uomo, per me, dovrebbe tacere e vergognarsi di questo suo “hobby”. Ma ci si appella alla così detta “libertà sessuale”, spesso scomodando perfino gli antichi greci o gli antichi romani come paradigma di licenziosità. Non voglio giudicare nessuno, ma dietro a tali forme di esibizionismo vedo un degrado culturale ed umano senza fine, vedo un uomo incapace di relazioni affettive, vedo la volontà di umiliare tutte le donne e non solo la povera malcapitata brasiliana o thailandese ….. vedo un uomo cresciuto nel disprezzo verso le donne. E Dafne deve continuare a scappare, per forza!

    giugno 22, 2016
  3. Luca Lanfredini said:

    Ma con chi vai a cena?

    luglio 4, 2016
  4. Max said:

    Ciao Margherita, Io penso che produca sottilmente lo stesso effetto di un Safari, chi caccia con la quasi certezza di cattura della preda non deve fare i conti con la sua insufficienza e il “premio” pare garantito, il principio edonista pare che ci organizzi facendoci compiere azioni alquanto discutibili.

    luglio 5, 2016
  5. G.C. Ibba said:

    Bell’articolo, che tocca un argomento affrontato anche da me in una di quelle famigerate “cene” di cui parla Irma. Beh, per farla breve, io (povero ingenuo campagnolo) pensavo che il fenomeno fosse ristretto a una elitè di classe sociale medio-alta, invece ho scoperto (perchè, come dite anche voi, gli uomini si vantano di queste cose) che è trasversale: dall’agricoltore all’architetto. Alla fine del discorso è venuto fuori che io ero l’unico maschio del gruppo a non essere mai andato con una prostituta e non aver fatto turismo sessuale. La cosa triste è che ero io quello strano, quasi messo alla berlina, tacciato di mentire per fare il figo intellettuale. Alla domanda “Ma dici sul serio?”, ho risposto seccato: “Certo, io non ho mica bisogno di pagare le donne.” Replica sghignazzante: “Ah, sì, ha parlato Brad Pitt!” Un altro si è giustificato così per essere andato con una minorenne poverissima: almeno con quei soldi si è comprata da mangiare, mi faceva pena, ho visto che aveva il frigo vuoto”. Così gli ho detto:” Beh, potevi comprargli da mangiare, riempire il frigo e basta, se ti faceva così pena.” E’ calato il silenzio. Al contrario di Irma, io mi trattengo di rado, anche alle “cene conviviali”. Sta di fatto che se prima pensavo di fare parte della maggioranza, poi della minoranza, ora mi pare di essere specie in via di estinzione. Ah, tra l’altro il turismo sessuale alla moda (molto più diffuso e in crescita di quanto si pensi) ora è quello femminile.

    luglio 5, 2016
  6. Milly said:

    Convergenze parallele. Ossimoro usato spesso nella politica della prima repubblica, ma che ben descrive i due mondi di cui parla l’articolo.
    Da una parte donne in vendita come prodotti esposti in un supermercato. Donne che, finito l’orario di lavoro, hanno una loro vita privata con fidanzati, padri, fratelli… uomini anch’essi proprio come quelli a cui poche ore prima hanno venduto il loro corpo. Donne che fingono amore con alcuni uomini ma che amano davvero altri uomini (i fidanzati, padri, fratelli, figli…). Donne che diventano bambole per necessità o costrizione ma che devono usare la testa per non lasciarsi convincere di essere bambole.
    Dall’altra, uomini che fanno la loro scelta per strada o sui siti web. Uomini che, dopo aver usato un corpo femminile, tornano dalle donne della loro famiglia (fidanzate, madri, sorelle, figlie) e sono pronti ad indignarsi e arrabbiarsi se qualcuno le molesta, minaccia, offende.
    Due mondi che corrono paralleli fuori dal mercimonio del sesso, ma che si incontrano solo a causa dell’incapacità di provare sentimenti da parte di quegli uomini che credono esistano donne di serie A (madri, fidanzate, sorelle, figlie) e donne di serie B prive di testa e cuore, in quanto oggetti.
    Sarebbe da ricordare a questi uomini che, qualunque sia la ragione della loro frequentazione del sesso a pagamento, le donne sono tutte donne. Anzi, di più: sono esseri umani proprio come dovrebbero essere anche gli uomini.

    luglio 27, 2016

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