IL MINIMO SINDACALE

donazione

IL MINIMO SINDACALE

In un rapporto di coppia, esiste un minimo sindacale di quantità di affetto, attenzione, sostegno, sotto la quale soglia non è possibile scendere? Esiste un minimo sindacale di quantità d’amore da garantire al proprio partner perché questi si senta felice e rassicurato? Telefonare plurime volte a vuoto al proprio compagno o compagna, e ricevere, un’ora dopo, una chat in cui viene accampata come scusa, per la mancata risposta, la troppa stanchezza, è scendere al di sotto della soglia minima sindacale? Fissare un appuntamento con questa persona, dopo giorni di lontananza, e sentirlo disdire all’ultimo minuto perché è capitato qualcos’altro da fare, è venire meno alla soglia minima sindacale?

C’è un fatto ed il fatto è questo: iniziare una relazione con un altro essere umano significa assumersi delle responsabilità nei suoi confronti; la responsabilità di prendersene cura e la responsabilità di fare del nostro meglio per renderla felice. Che poi il rapporto possa, alla lunga, non funzionare comunque, è un’altra storia. Prima di intraprendere una relazione, dobbiamo farci un esame di coscienza e domandarci: sono pronto per dare il meglio di me a questa persona? Sono pronto per dare il meglio di me affinché, nel caso in cui il rapporto si esaurisca, non vi siano rimpianti o ve ne siano il meno possibile?

Se non siamo pronti, meglio lasciare perdere.

Ed è meglio lasciare perdere per almeno due motivi: il primo è quello di portare  l’altra persona a vivere un legame insoddisfacente, fatto di compromessi, rinunce, adattamenti e tanto dolore; il secondo è quello di togliere a questa persona la possibilità di incontrare qualcuno che possa amarla come merita.

If you love somebody, set them free – canta Sting. In questo caso dovremmo dire: se non lo ami, lascialo libero; se non la ami, lasciala libera. E questo deve valere ancora di più se abbiamo la certezza che la persona che ci sta di fronte è innamorata di noi. L’amore rende deboli, insicuri, affamati, assetati: la persona che ci ama è disposta ad accontentarsi delle poche gocce d’acqua con cui le bagnamo le labbra ogni tanto, ma , per il resto del tempo, vive in un perenne stato di arsura.

E’ giusto fare questo ad una persona che ha fatto di noi la sua priorità nella sua vita? E’ giusto approfittarsi di lei, coscienti che si adatterà a tutto pur di averci accanto, fosse anche solo per qualche ora?

Non siamo innamorati, va bene. Possiamo non esserlo per tante motivazioni: una cronica sfiducia causata da precedenti disastrose relazioni; un particolare periodo della nostra esistenza. Insomma, non siamo innamorati: poco importa il motivo; però la persona che abbiamo di fronte ci piace, ci piace tanto, e vorremmo davvero frequentarla e, con il tempo, imparare ad amarla. Se davvero vogliamo questo, allora dobbiamo essere pronti a garantirle il minimo sindacale di attenzione e di affetto per far sì che questa persona, anche se non sarà pienamente felice per la relazione con noi, almeno non ne abbia a soffrire.

Ma se non siamo disposti neppure a garantire il minimo sindacale, allora è meglio rinunciare ed indirizzarsi su storie “leggere”  in cui entrambi i “partner” siano consapevoli e consenzienti che non c’è altro se non una reciproca attrazione.

In fondo, è solo una questione di coerenza…

4 Comments

  1. Michela said:

    Vero, verissimo, ma perché ci sentiamo attratti sempre da chi non ci ama? Da chi è sfuggente e non si prende cura di noi come vorremmo? Se smettessimo di giustificare gli tri per quello che non ci danno e ci concenttassimo di più su quello che vogliamo, su cio che ci stare bene senza troppi compromessi non sarebbe meglio??
    A parole però è facile, lo riconosco

    luglio 19, 2016
  2. Cecilia said:

    Si scende sotto la soglia con uno sguardo distolto nel momento in cui non si deve…quando si cambia argomento portando l’attenzione su delle stupidaggini colossali….quando ci si addormenta appena dopo che il/la partner ci ha fatto notare che abbiamo perso interesse verso di lui/lei…..è avvilente! Un bacio Marghe

    luglio 20, 2016
  3. Nike said:

    Se tra due persone ci sono un’intesa profonda, una forte complicità, la voglia di costruire insieme un qualcosa dotato di senso il “minimo sindacale” è troppo poco ….. in amore si dà senza limiti, senza aspettarsi niente in cambio e – inaspettatamente – si riceve tanto più di ciò che abbiamo dato.
    E’ difficile commentare questo articolo, perché ciascuno fa riferimento alla propria esperienza personale e su quella si basa. Credo che la percezione di scendere al di sotto del “minimo sindacale” si abbia quando ancora c’è un po’ di diffidenza reciproca e le scottature passate, le ferite di precedenti storie andate male non danno modo a lui/lei di FIDARSI e di AFFIDARSI. Forse dovremmo imparare a non immaginarci determinate attenzioni da parte dell’altro/a che puntualmente non si verificheranno ….. Se il nostro lui non è capace di riempirci di rose rosse per S. Valentino e magari la mattina ci prepara un buon caffè possiamo rinunciare a cuor leggero alle rose rosse ….. tanto poi appassiranno.
    Di questo articolo mi ha colpito molto la parte nella quale l’autrice dice: “l’amore rende deboli, insicuri, affamati, assetati: la persona che ci ama è disposta ad accontentarsi delle poche gocce d’acqua con cui le bagniamo le labbra ogni tanto, ma , per il resto del tempo, vive in un perenne stato di arsura”. Secondo me è l’esatto opposto: l’amore arricchisce, completa, disseta l’arsura che c’è quando si è senza amore e due persone che si amano con forte intesa mentale e fisica riescono a superare, insieme, ogni tipo di difficoltà.
    Purtroppo molte persone, in amore come in ogni altro tipo di relazione umana, non sono oneste e giocano con i sentimenti del proprio lui/lei: ecco quindi che, con coerenza ed onestà, si deve giocare a “carte scoperte”, senza barare.
    “Amor ch’a nullo amato amar perdona” ….. il canto di Paolo e Francesca potrebbe offrirci molti ulteriori spunti di riflessione a questo proposito.

    luglio 20, 2016
  4. Milly said:

    La domanda da farsi all’inizio di una relazione non è, secondo me, “sono pronto per dare il meglio di me a questa persona?” ma “ho voglia di affidare me stesso a questa persona e voglio poter accogliere questa persona?”.
    In una relazione che sia vera, sincera, duratura non è possibile dare solo il meglio di noi stessi, perché ognuno di noi ha grandi qualità ma anche grandi difetti. E in un rapporto di coppia i difetti, prima o poi, vengono a galla se si decide di essere davvero noi stessi.
    Allora il minimo sindacale sta nella sincerità: nelle parole, negli abbracci, negli sguardi, nelle carezze. Di fronte ad una disarmante sincerità (ed onestà, aggiungerei) se i punti di unione della coppia sono solidi, anche i difetti e le manchevolezze verranno accettati e superati.
    Per punti di unione, intendo sia intesa mentale che fisica. Per questo sono in disaccordo con l’autrice del blog: anche nelle storie “leggere” occorre sincerità, altrimenti uno dei due prima o poi rimarrà deluso.

    luglio 27, 2016

Comments are closed.