INDOVINA CHI VIENE A CENA

calendario

 

La signorina che vedete in foto è la mia compagnia durante la pausa pranzo. In genere ha una scadenza mensile e, ad ogni primo del mese viene “sostituita”. Se ne sta così, in bella mostra, su una delle pareti della cucina aziendale, in cui gli operai consumano il pasto. E’ pur vero che la sottoscritta lavora in un’azienda di soli uomini: oltre a me, l’altra e (unica) presenza femminile all’interno dell’organico è la mia collega in amministrazione; e devo rendere atto ai miei colleghi che i calendari scelti per la cucina sono decisamente tra i più sobri fra quelli che sono appesi in vari angoli del fabbricato. Il non plus ultra viene raggiunto nella zona officina: di quelle ragazze esposte in foto è tutto talmente “evidente” che il passo successivo per vedere qualcosa di più è fargli direttamente una tac. Ora, io non giudico quello che i miei colleghi appendono nelle loro postazioni di lavoro: in fondo, è il loro posto di lavoro ed è giusto che se lo gestiscano e se lo “addobbino” come meglio credono. Però mi chiedo: cosa proverebbero loro se, entrando nel mio ufficio, trovassero appesi una serie di calendari con giovani prestanti e nudi, decisamente belli, decisamente al di sopra della media? E cosa penserebbero se, di punto in bianco, trovassero appesi uno di questi calendari in cucina, in una zona che dovrebbe, a mio avviso, rimanere “neutra” perché fruibile da tutti, anche da noi colleghe?

Io non credo che gli farebbe piacere, in fondo… E non gli farebbe piacere perché si sentirebbero sminuiti e soffrirebbero il confronto; perché percepirebbero quelle foto come un affronto, come un’offesa, come una forma di violenza. Siamo abituati a vedere donne svestite o nude associate a qualunque cosa, dalle acciughe sotto sale ai pavimenti in gres porcellanato, ma uomini nudi no, mai.

Ripenso ai vari report sulla condizione lavorativa delle donne: sempre e comunque in minoranza rispetto agli uomini nel rivestire incarichi di primo piano; sempre e comunque sottopagate rispetto ai colleghi uomini a parità di posizione professionale. Giro per l’azienda ed osservo i calendari. Giro per l’azienda e mi sento a disagio. Giro per l’azienda e mi chiedo: i miei studi, la mia laurea, la mia professionalità che valore hanno in questo posto e come vengono considerati? Giro per l’azienda e capisco che la scelta di esporre o meno quei calendari è, in fondo, solo una questione di rispetto nei confronti delle donne. E troppe volte mi sembra che la mancanza di rispetto verso le donne sia ormai un costume consolidato ed approvato.

5 Comments

  1. Ape Regina said:

    L’autrice di questo articolo pone in luce una questione tristemente attuale e, purtroppo, lontana da una soluzione: l’esposizione del nudo femminile in ogni forma, senza nessun tipo di remora, senza ombra di veli. Solitamente si è soliti dire che le foto pubblicate in questi calendari sono “nudi artistici” e con tale etichetta ogni obiezione viene ridotta al silenzio.
    Tali “nudi artistici”, però, solitamente arredano le pareti di squallide officine, retrobottega ad utenza prevalentemente maschile e sono esposti a sguardi famelici di uomini altrettanto famelici …. Come è possibile che ancora alcuni uomini abbiano bisogno di tali calendari come personali trofei immaginari della loro libido repressa? Si tratta, nella maggior parte dei casi, di amanti improbabili: troppo belle, troppo giovani, troppo …. e basta.
    Vorrei però concludere dicendo che corresponsabili di tale scempio sono anche le belle signorine che si fanno ritrarre nella loro nudità e permettono che la loro immagine sia inchiodata alle pareti e sottoposta a commenti scurrili e a sguardi poco innocenti. Ogni donna, bella o brutta che sia, dovrebbe aver cura della propria immagine, esserne una custode attenta ed esporre la propria nudità solo al momento opportuno ed in privato.

    ottobre 18, 2016
    • Irma said:

      Possiamo anche citare le ragazzine che già a 11 riempiono i social con le loro immagini, seminude, atteggiandosi con quelle boccucce a c… o di gallina, scimmiottando palesemente quello che modelle pagate, fanno di mestiere. E io mi chiedo: ma le madri di queste imberbi fanciulle, dove stanno?

      ottobre 18, 2016
  2. Milly said:

    Più che domandarmi cosa proverebbero i colleghi maschi se vedessero appesi calendari con nudi maschili, mi viene da chiedermi se io avrei voglia di vedere un “manzo nudo” per 8 o più ore al giorno. Credo che se anche fosse in carne e ossa invece che stampato su carta, lo riterrei eccessivo e, alla lunga, nauseante.

    ottobre 19, 2016
  3. Edoardo Lombardi Vallauri said:

    Io non sono minimamente disturbato dall’esposizione di uomini nudi più belli di me, come non sono disturbato dalla vendita di libri di autori più bravi di me: anzi, sono felice che esistano cose e persone fatte bene, e che sia possibile fruirne.
    Sarei invece disturbato dall’esposizione di uomini più brutti di me; e anche da quella di donne brutte. Come mi disturba la diffusione di libri cattivi.

    Posso chiedere di che calendario si tratta? Perché quella foto è bellissima e vorrei procurarmela. Grazie!

    ottobre 20, 2016
  4. Sally said:

    Io invece mi chiedo:
    – Quale collega attaccherebbe al muro di cucina di casa sua un calendario così?
    Avrebbe un po’ di pudore di fronte alla moglie o compagna che fosse?
    E le colleghe, con cui passa un terzo della giornata, sono forese meno degne di rispetto?
    Allora – non fare in ufficio quello che non faresti fra le tue pareti domestiche – dovrebbe essere la massima da rispettare.
    Perchè, se ci fosse un “Open day” aziendale, tutti si sentirebbero in dovere di coprire il calendario con… un bel poster di Jovanotti.

    ottobre 20, 2016

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