LA FINE DI UN AMORE E L’ANTIRAPPORT

LA FINE DI UN AMORE E L’ANTIRAPPORT

caffe-copia

Ti hanno appena lasciato/a; oppure sei stato tu a interrompere la relazione; a ogni modo, stai attraversando un brutto momento e cerchi conforto e sostegno tra i tuoi migliori amici e i parenti.

Mesto mesto, o mesta mesta, ti avvii all’appuntamento con il confidente prescelto, nella speranza di trovare in quella persona un po’ di comprensione e di conforto. Il più delle volte, invece, si verifica una delle due situazioni:

1 – il tuo amico, o la tua amica, tende a minimizzare l’accaduto e cerca di confortarti ricorrendo a modi di dire quali morto un Papa, si fa un Papa e un cardinale o chiusa una porta si apre un portone.

2- il tuo amico, o la tua amica, tende a minimizzare l’accaduto e cerca di confortarti ricordandoti che, al mondo, ci sono persone che, in quello stesso istante, stanno soffrendo molto più di te. E qui, purtroppo, l’elenco potrebbe essere infinito: i profughi della guerra in Medio Oriente, i  clandestini morti durante le traversate in mare, i terremotati e ancora e ancora.

Per quanto entrambi gli atteggiamenti siano frutto della buona fede, nessuno di essi accoglie il tuo dolore, perché il confidente, in questi casi, non gibran-copiaè in empatia con te, non entra in rapport.

Per quanto ti riguarda, quando una porta si chiude, tu rimani fuori di casa e, in quel momento non hai il cuore per pensare a quelli che stanno peggio di te, perché tu il cuore non ce l’hai più, in quanto sbriciolato.

Il punto è questo:  il dolore è un’esperienza completamente soggettiva, difficile da comunicare e da spiegare a un’altra persona. Solo tu sai quanto è forte e profondo il male che ti si agita dentro e che ti rende fragile e poco lucido. In questi momenti, che ti sembrano così impossibili da superare in solitudine, chiedi al tuo amico, o alla tua amica, di metterti un braccio intorno al collo e di portarti a prendere un caffè in un bel posto; in un posto in cui possiate entrambi rimanere in silenzio ad ascoltare i vostri cuori che battono in sincrono.

 

3 Comments

  1. Andrea Leonelli said:

    Proprio vero…
    Altri luoghi comuni: Non ti merita (che può essere vero ma non aiuta)
    Oppure: La persona giusta per te esiste, è la fuori (eh, ma io ora sono qua e non ho in animo di metterti in ballo subito con un’altra storia che, dal mio punto di vista attuale sarà certamente disastrosa)
    O anche: Il tempo cura tutte le ferite (ma sai già che ti porterai appresso a vita le cicatrici…)
    Margherita hai ragione. Il dolore è totalmente soggettivo e ognuno lo vive a modo proprio, e con i propri tempi. Ma avere qualcuno a cui, semplicemente appoggiarsi, anche fisicamente da conforto. A volte però dovrebbero davvero fare da supporto fisico e non aprire bocca.

    dicembre 3, 2016
  2. Aspetta che me ne scappa un’altra: “Di pesci è pieno il mare…”. Gli amici, persone meravigliose, non sempre riescono a essere in sintonia, a volte hanno tali problemi da non poter essere in sintonia nemmeno volendo. Ma il punto resta nel fatto che “nel dolore si è soli”. Consolati Margherita, hai noi, magari ti potremo offrire solo un caffè virtuale, oppure una battuta scherzosa… ma è sempre meglio di niente.

    dicembre 3, 2016
  3. Cassandra said:

    Spesso gli amici che consideriamo fidati e con i quali abbiamo condiviso tanti momenti belli e brutti delle nostre esistenze, si mostrano inadeguati come confidenti … semplicemente perché loro stessi sono risucchiati dai loro problemi e perché la vita li ha cambiati e non sono più gli amici di un tempo. Non con la stessa intensità di una volta. Condivido con Margherita quando dice che le parole dette “a fin di bene” da molti amici a volte non fanno altro che aggravare la situazione e ci fanno sentire più soli di fronte al nostro problema. Meglio il silenzio, allora … un intimo e profondo silenzio mentre sorseggiamo un buon caffè e in attesa che il cuore sbriciolato piano piano si ricomponga. Forse, allora, i nostri migliori confidenti siamo proprio noi stessi!

    dicembre 4, 2016

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