LA ROBA E L’AUTOSTIMA

LA ROBA E L’AUTOSTIMA

femminicidio

Nella novella “La Roba” di Giovanni Verga,  il contadino Mazzarò, un uomo basso e con una grossa pancia, finisce, piano piano, per appropriarsi di tutti i terreni che prima appartenevano a un potente barone il quale viene costretto a vendere prima i suoi possedimenti e successivamente anche il suo castello. L’ossessione di Mazzarò è di espandere sempre di più i suoi possedimenti, avere sempre più “roba”, alla quale è molto legato. Il suo attaccamento ai beni materiali è così forte che quando gli comunicano che si avvicina il momento di separarsene poiché si trova in punto di morte, “andava ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini”, al grido di “Roba mia, vientene con me!”.

Mi è tornata in mente la novella di Verga in questi giorni in cui, ogni mattina, la prima pagina di tutti i quotidiani riporta la notizia di un femminicidio o di un tentativo di femminicidio. Scrive Piero Grasso su Facebook: “c’è un grande lavoro da fare, tutti insieme, per sradicare i resti di una cultura maschilista e possessiva che ancora permea la nostra società”. “Resti”…a me, francamente non sembrano tanto dei “resti” o dei “residui”; mi sembra, piuttosto, che questa cultura maschilista impregni ancora fortemente la nostra società.

Ho ascoltato di recente la video intervista a Marta Menegatti, atleta di beach volley che, insieme a Laura Giombini, parteciperà alle ormai imminenti Olimpiadi di Rio: Marta fa giustamente notare, in modo molto educato, che, per quanto si renda conto che il suo sport esponga molto il fisico, mal sopporta i media che “si focalizzano su cose poco fondamentali per il gioco”: un gentile giro di parole per dire “non guardateci solo il culo!”. Ha ragione Marta: sono atlete professioniste loro, che si allenano quotidianamente con sacrificio e fatica: diamine, vogliamo dare valore a quello che fanno, agli obiettivi che raggiungono piuttosto che alla forma delle loro natiche??

“Alle Olimpiadi io guardo il beach volley per guardare il culo delle pallavoliste!” mi sono sentita dire l’altro giorno da un conoscente… A posto… E questi sarebbero i “resti” di una cultura maschilista? Caro Grasso, la nostra società trasuda maschilismo.

Appurato questo, cioè che gli uomini (non tutti, una parte) ci vedono come merce, come roba appunto, di cui poter disporre a loro piacimento, tanto da decidere di poter ucciderla come faceva Mazzarò con le anatre ed i tacchini,  la domanda da porsi è: perché alcune donne scelgono di avere una relazione con uno di loro?

Credo che, alla base, vi sia un problema di bassa autostima. La stima che una persona, in questo caso una donna, ha di se stessa va formandosi dai primi mesi di vita fino all’adolescenza; e sono i genitori che contribuiscono, nel bene e nella male, a fare sì che questa prenda forma nella coscienza della bambina. Una bambina che non si è sentita amata, a cui sono stati rifiutati abbracci o carezze, o, peggio ancora, che è stata fatta sentire indegna di ricevere amore perché non capace di soddisfare le aspettative dei genitori, è, quasi sicuramente, una bambina destinata ad avere una bassa autostima. Ed una bambina che non si è sentita amata, è destinata a diventare una donna affamata di amore, che si spenderà e si perderà in rapporti sbilanciati, in cui l’uomo la farà sentire indegna di ricevere alcun tipo di affetto, ed in cui ogni sopruso o violenza sarà giustificato perché scatenato da qualcosa che lei ha fatto o non fatto. Una bambina non amata sarà un donna destinata a vivere con un perenne senso di colpa e di inadeguatezza  sulle proprie spalle; sarà perennemente la vittima e sceglierà sempre un compagno che le faccia da carnefice.

Amiamo le nostre bambine; amiamole più che possiamo. Doniamo loro la dignità e la fiducia in loro stesse. Insegnamo loro a coltivare la loro anima ed il loro spirito, oltre il loro corpo. Nutriamole di lettura, di arte, di poesie. Facciamo di loro delle donne capaci di scegliere; di scegliere uomini che non le trattino come roba.

2 Comments

  1. Ape Regina said:

    La nostra civiltà è drammaticamente maschilista e questo vertiginoso aumento di casi di femminicidio è una risposta ai passi, lenti e graduali, che noi donne abbiamo fatto per emanciparci dal giogo degli uomini. Gli uomini, loro malgrado, hanno bisogno delle donne come propaggine infinita dell’accudimento materno e sono fermamente convinta che l’educazione dei maschi, fin dalla più tenera infanzia, possa scongiurare episodi di questo tipo. I bambini vanno educati al rispetto delle loro piccole coetanee e devono crescere con alle spalle madri autorevoli ma non castranti. Mi rendo conto, da madre di un figlio maschio, della responsabilità enorme che abbiamo …… solo una capillare e attenta “educazione” al rispetto di genere può far crescere giovani uomini aperti al confronto con l’altro sesso. Qualcuno parla di emergenza sociale, qualcun altro di degrado culturale ….. io resto attonita ogni giorno di fronte alle raccapriccianti forme con le quali queste povere donne vengono massacrate dai loro aguzzini. L’articolo dell’autrice, scritto con grande sensibilità, mette in luce proprio i background educativi che stanno dietro a queste dialettiche di vittima/carnefice. L’idea della ROBA è assolutamente all’ordine del giorno nella nostra società che vende quotidianamente l’anima al dio Denaro. Le donne sono concepite come dominio, come patrimonio, come “bamboline” da esibire e la loro ribellione non è accettata. Come uscirne?
    Esistono molti uomini in gamba, collaborativi, rispettosi e costantemente attratti dalle nostre capacità e debolezze. A loro il compito di tornare a concepirci come muse ispiratrici e non come nemiche.

    agosto 4, 2016
  2. matteo said:

    Spero vorrà perdonare la franchezza.
    L’analisi che lei fa può contenere un certo grado di verità e può essere condivisibile, ma solo una parte, e relativamente piccola.
    Che da almeno due secoli la società che si è formata abbia una profonda impronta maschilista in tutti i campi, è fuori discussione: l ‘apice lo si è raggiunto col fascismo. Non è quindi molto che è stato preso un cammino di emancipazione delle donne.
    Detto questo, la carenza di affetto può spiegare, ma solo in in parte. Nei genitori che educano c’è anche la madre. Perché educa una figlia a sopportare l’uomo che lei stessa (giustamente) detesta? E perché educa, eventualmente, il fratello, secondo un modello maschilista?
    I problemi di fondo sono almeno tre:
    1) Manca un’educazione civica tout court, inclusa un’educazione che riguarda anche il confronto-rispetto dell’altro e dell’altro sesso. Legato a questo c’è l’ipocrisia di rendere maggiorenni le persone a 18 anni e di costringerle a vivere come ragazzini fino a 40 e passa. E’ ovvio che queste persone, mai stimolate, mai valorizzate, avranno problemi enormi di fronte alle prime difficoltà, anche quelle personali e sentimentali.
    2) Da 35 anni almeno, con il mltiplicarsi delle tv, è in corso un quotidiano invito alla mercificazione: di qualunque tipo. Questo vale moltissimo per gli uomini, ma vale anche per le donne. Bisognerebbe tenere presente questa che è, a tutti gli effetti, una cesura storica imponente. Che cosa pensate che sappiano i ventenni di oggi delle lotte femministe degli anni ’60-70? Gli effetti devastanti di questo fenomeno li vediamo oggi, dove bisogna essere buoni compratori per affermarsi in società, bisogna avere. Non credo che le “olgettine”, disposte a farsi ghettizzare in palazzine apposite in attesa delle chiamate del gran dispensatore di soldi-e-fama, abbiano avuto tutte dei traumi infanitli. Come mai sono state disposte a farsi chiudere in una specie di pollaio?
    3) C’è ben poco da fare: la “simpatica canaglia”, il problematico, lo “stronzo” (scusate il gergo) da che mondo è mondo attirano più del secchione, del bravo ragazzo e del timido.Ma gli uonini non cambiano: chi ti ha mollato un ceffone, te lo ridarà (e forse anche di più). L’eterna aspirazione di tante donne: “lo faccio cambiare” è falsa: non lo farà.
    4) Non so spiegarlo bene, ma c’è certamente una correlazione tra questa crisi economica e questa esplosione di violenza. Come storico (è il mio lavoro), noto che in tutti i passaggi di crisi (anche crisi positive, che poi hanno portato a un miglioramento delle condizioni di vita), ci sono stati fenomeni simili.
    Non vuole essere in nessun modo una giustificazione, ma storicamente è così.
    Eppure la situazione delle donne è cambiata in meglio dal secondo dopo-guerra. Pensi a cosa significa la pillola… una rottura di secoli di sudditanza quasi completa. Il contraccettivo significa poter vivere in autonomia la propria affettività-sessualità.
    Resta tantissimo da fare, e c’è un intero sistema di lavoro, welfare, diritti e per cui combattere.
    Chiudo questi semplici spunti dicendo che ci sono tanti uomini che non si sentono assediati, che non vedono i loro privilegi messi in pericolo, che ci stanno non solo ad essere comprensivi, educati ecc., ma ci stanno a muoversi per aiutarvi a raggiungere forme di emancipazione per voi, vostre – per il semplice fatto che è giusto. E se ogni tanto anche a questi uomini scappa l’occhio sul sedere o il decolletè, dategli uno scappellotto. State certe che non vi sfigureranno il viso con l’acido.

    agosto 5, 2016

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