QUELLO CHE GLI UOMINI NON DICONO

QUELLO CHE GLI UOMINI NON DICONO

Quello che gli uomini non dicono sono le cose che gli uomini non solo non dicono ma che proprio non pensano. Devi sapere che, nell’anatomia maschile, la bocca è direttamente collegata con il cervello. Si, ok: a volte è collegata anche (e solo) con un altro organo; e quelli  sono infatti i momenti in cui tirano fuori le loro migliori cazzate. Ma, nei momenti di normalità, il collegamento bocca-cervello è diretto; direi immediato. Nell’anatomia femminile invece, il cervello, per creare un collegamento con la bocca, deve prima attraversare tutta una serie di organi: il cuore, lo stomaco, il fegato, l’intestino, il pancreas ecc. Capisci che, in un tragitto così  complesso e articolato, è molto probabile che il messaggio iniziale elaborato dalla nostra materia grigia, arrivi sulle nostre labbra sotto altra forma: e allora un si significa in realtà no, un ok nasconde un va bene un accidente, un fai come ti pare è un modo elegante per dire brutto stronzo e via di seguito. In pratica parliamo due linguaggi diversi, a volte opposti; e questo è il primo motivo per cui spesso finiamo per non capirci. Il secondo motivo risiede nella nostra (brutta) abitudine di dare un’interpretazione alle parole di un uomo: le parole di un uomo non vanno interpretate, vanno ascoltate. Punto. Quello che loro dicono, è effettivamente quello che loro pensano. E quello che non pensano, non lo dicono.

 

Esempio: conversazione con una mia amica che indicherò con la lettera A.

A  “Ieri sera ho litigato con Gigi.”

Io  “Come mai?”

A “Ha detto che non riesce a capire perché spendiamo così tanti soldi per la spesa e mi ha chiesto di vedere gli scontrini.”

Io “E tu?”

A “Io mi sono arrabbiata.”

Io “Perché?”

A “Perché, in pratica, è come se mi avesse detto che io sono un’incapace in economia domestica; una inabile a gestire le finanze che abbiamo a disposizione. Ma lui non si rende conto di cosa significhi mettere ogni sera cinque persone a tavola, cercando di far collimare i gusti e le esigenze di tutti in un paio di portate.”

Io “Tu gli hai fatto presente questa tua difficoltà e il modo in cui ti sei sentita?”

A “Certo.”

Io “E lui che ne pensa?”

A “Dice che non capisce perché mi devo scaldare tanto e arrabbiarmi per la semplice richiesta di dare un’occhiata agli scontrini.”

Io “Tu gli hai chiesto perché voleva vedere gli scontrini?”

A “Si. Dopo.”

Io “E che ti ha risposto?”

A “Che voleva capire quali sono le voci che incidono di più sulla cifra finale della spesa.”

Io “Beh, mi sembra una richiesta sensata, no?”

A “Si.”

Io “Quindi non ti ha mai detto che sei un’incapace, giusto?”

A “No, non ho ha detto. Ma, magari lo ha pensato.”

Io “O magari, no. Tu leggi nel pensiero?”

A “No.”

Io “Appunto.”

La mia amica ha litigato con Gigi perché non ha ascoltato le parole di lui ed ha voluto interpretarle per forza a modo suo: lui voleva vedere gli scontrini, lei ha voluto leggere la frase come se fosse un rimprovero alle sue capacità economico-gestionali. Lei ha voluto attribuirgli, per forza, un pensiero che lui non ha avuto. Chiaro?

Basta letture del pensiero: questa attitudine tipicamente femminile non è altro che un’arma a doppio taglio. Per noi. Attribuendo agli uomini pensieri che non hanno, ci creiamo la convinzione-pretesa (del tutto illogica) che loro debbano essere in grado di leggere nella nostra mente, possibilmente anticipando i nostri desideri. Beh, non è così che funziona.

La realtà funziona in un altro modo ed è estremamente più semplice.

Per prima cosa impara ad ascoltare le parole di un uomo: prendi la frase che ti ha appena detto e ripetila nel tuo cervello scandendo la parole una ad una (non dovresti neppure fare una gran fatica perché, in genere, sono incapaci di elaborazioni sintatticamente complesse). Comunque, semplici o complesse che siano, quelle sono le parole e quella è la frase nel suo significato. Punto. Fine. Stop. Stasera ho sonno significa esattamente stasera ho sonno e non ti dico che ho sonno ma in realtà voglio mandarti un messaggio subliminale per farti capire che non ti desidero più e che non ho più voglia di fare l’amore con te (queste sono cose che facciamo noi donne quando fingiamo improvvise e devastanti emicranee).

Seconda cosa: impara a dire chiaramente quello che vuoi e quello che non vuoi. Vuoi andare al cinema domenica pomeriggio? Quando lui ti chiederà che cosa vuoi fare, tu rispondi che vuoi andare al cinema e non dire quello che vuoi tu, per poi tenere il muso per il resto della serata perché lui non è riuscito a leggerti nel pensiero. Mi sono spiegata?

Nella conversazione, gli uomini sono i maestri della semplificazione; parafrasando, con loro vale la regola what you see, it’s what you get: quello che senti, è quello che dico.

Tutto il resto ce lo mettiamo noi.

Iniziamo a toglierlo.

Margherita